NIGHTGUIDE INTERVISTA ENSI

  Qualche giorno fa, in occasione dell'uscita ufficiale del nuovo album di Ensi, ci siamo trovati ad intervistare il grande rapper italiano che ci ha raccontato un po' la nascita di questo su quinto lavoro (che si chiama per l'appunto “V”) e ci ha dato la sua opinione spassionata e sincera - come ci aspettavamo - sull'attuale panorama rap italiano.
Ecco a voi la nostra intervista:
 
1.Ascoltando il tuo nuovo album l'ho trovato un po' più delicato rispetto agli altri: nonostante stile e tematiche siano sempre le stesse, sembra esserci più 'testa' nei pezzi. cosi?
''Delicato'' forse non è l'aggettivo giusto ma è verissimo che questo è un disco più maturo, perché oggi come oggi per me è importante far valere i miei dieci anni di percorso e anche la mia età anagrafica.
Se avessi giocato a fare il ventenne, sia da un punto di vista del trend musicale che da quello della scelta degli argomenti, sarei dovuto scendere a compromessi, cosa che non ho mai fatto.
Ho invece portato avanti la mia prerogativa di mettermi in gioco: amo l'hip hop, anche nella sua forma moderna e invece di rintanarmi nella mia comfort zone ho preferito rappresentare il me stesso del 2017, con i miei 30 anni e la voglia di rendere appetibile ai miei coetanei un discorso sulla vita molto personale.
 
2.Si sente fin dal primo pezzo del disco che sei una sorta di ''puglile maturo'', uno che ha imparato molto.
Ho lavorato tanto sull'interpretazione e sull'esposizione dei concetti; ci ho messo il massimo della cura e la maturazione artistica che c'è in quest'album è una cosa unica.
Me ne sono accorto dal feedback ricevuto dai colleghi e dal pubblico dopo la pubblicazione dei primi 3 singoli. Inoltre la maturità è un trait d'union di tutto l'album, che ho cercato di scrivere in modo onesto, con la passione per l'hip hop e la voglia di fare canzoni che prendessero come ispirazione il rap che ha cambiato la mia vita.
vero che non sempre il rap dice qualcosa, ma nel dire quel niente deve farlo con stile.
anche giusto che però il rap ogni tanto dica qualcosa: quest'anno avevo tante cose da dire. Alla fine sono un rapper di trent'anni, con un figlio, con dieci anni di carriera e una certa maturità.
 
3.Sei un dei pochi giunto ad una major senza mai essersi venduto, come hai fatto?
Ho cercato sempre e molto di rimarcare la mia identità: non potrei fare musica in un modo meno coerente.
Ovviamente oggi le dinamiche sono cambiate rispetto al passato, quindi ho dovuto approfondire di più la grafica, i video, le foto, per rendere ogni casella un pezzo della mia storia.
La gavetta mi ha dato tanti mattoni che hanno realizzato un muretto magari meno alto di tanti altrui ma di sicuro molto solido.
 
4.Vieni da un periodo in cui l'hip hop era un genere di nicchia. Le line up dei festival odierni invece sono piene di rapper o presunti tali: tu invece sei la prova che si può essere indipendente arrivando comunque ad una major; e ora che l'hip hop va di moda, cose ne pensi di questa recente virata “trap”?
Penso che l'hip hop abbia sempre avuto dei messaggi da dare a livello mondiale: c'è sempre un artista o una corrente in grado di imporsi. Nella sua storia siamo passati per fasi diverse, dai club alle contaminazioni dubstep e tanto altro e la forza degli artisti è sempre stata la longevità, la capacità di resistere ai cambiamenti generazionali.
Riguardo allo stato odierno del rap italiano, la mia non è una visione troppo critica: penso che bisogna lasciare tempo al tempo. Oggi, essendoci quest'egemonia del rap nel panorama musicale, il genere è stato più osannato rispetto al passato, ma sicuramente anche perché  il rap fa sentire i giovani parte di qualcosa.
La mia visione è propositiva, benché io abbia fatto una strada vera e senza alcun regalo da nessuno. Spero quindi che la mia coerenza e la mia integrità prima o poi vengano ripagati: quando sono critico nel disco non sto criticando altri ma sto solo criticando me stesso.
 
 
5.Se tornassi ad essere ''povero'' e avessi in tasca i soldi per comprarti solo 3 dischi, quali compreresti?
Comprerei ''Ready to die'' di Notorius B.I.G., ''Legend'' di Bob Marley e un Best of di Mina probabilmente. O forse solo dischi di artisti rap morti prematuramente. . di sicuro ''Legend'' non lo cambierei mai, è un'icona totale: ecco, comprerei tre copie di Legend di Bob Marley!
 
Intervista a cura di Luigi Rizzo
 
 
 
 
 

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