Nightguide intervista Antonio Canestri, frontman dei Lags, band punk italiana tutta da scoprire.

Nightguide intervista Antonio Canestri, frontman dei Lags, band punk italiana tutta da scoprire.

Sono passati più di tre anni da quando i Lags, quartetto post-hardcore da Roma, hanno pubblicato il loro esordio, “Pilot” album positivamente accolto dalla critica di settore, ma segreto ben custodito per i più. Da quel loro debutto targato To Lose La Track - una garanzia in ambito hardcore, i LAGS hanno suonato oltre 80 date in tutta lo Stivale con artisti del calibro di Beach Slang, Delta Sleep, Screeching Weasel e Raein, oltre a esibirsi in numerosi festival nazionali e internazionali, conquistando nuovi fan concerto dopo concerto.
Ora, il 29 marzo, è stato finalmente pubblicato il loro attesissimo secondo album, “Soon”, uscito sempre per i tipi di To Lose La Track, questa volta al lavoro insieme con l'italiana Fuzzy Cluster Reco rds e la britannica Casu Marzu, che si occuperà di far sbarcare l'album nel Regno Unito e in tutto il resto del mondo.
Più incisivo e dinamico, il nuovo album riprende il suono di Pilot, ma lo abbina a una produzione  volutamente grezza e audace che investe l'ascoltatore con l'energia irrequieta che caratterizza i concerti dei Lags, alternandola sapientemente a momenti più pacati e creando un'architettura sonora compatta e variegata ma in perfetto e bilanciato equilibrio.
Dall'apertura incendiaria di Knives and Wounds (primo singolo estratto) fino all'emozionante chiusura di I Still Remember, il nuovo disco pone l'attenzione dell'ascoltatore su potenza e melodia, strizzando l'occhio al classico suono Dischord, al post -hardcore degli anni '90 e all'indie-punk di inizio millennio: c'è chi ci ascolterà gli At The Drive-In, chi i METZ, chi magari i Self Defense Family, una cosa è certa però: i fan di vecchia e nuova data non rimarranno delusi.
Per quanto riguarda le tematiche, il nuovo album parla di arrivi e partenze, perdite e conquiste, malattie e guarigioni. Pieno di testi profondamente onesti, “Soon” è un disco catartico con momenti di sorprendente conforto.
Lags torneranno in tourné e per portare dal vivo l'energia delle nuove composizioni e dirigersi oltreoceano persuonare le loro prime date nel Regno Unito.

Nightguide. Leggendo qualcosina su di voi, ho visto che da non più giovani fate tutti un altro lavoro e, a parte Andrew che è in Aeronautica, lavorate comunque tutti in ambito artistico. È nata così l'idea di mettere su una band?
Antonio Canestri. Esatto, noi lavoriamo tutti! Io personalmente se la mattina non sono in ufficio mi ammazzano. Andrew appunto adesso dovrebbe essere da qualche parte a fare una gara; io lavoro come montatore per il cinema e la televisione; il bassista lavora nell'ambito pubblicitario; il chitarrista si occupa della produzione di grossi eventi musicali.
Siamo, come direbbe il comico Giorgio Montanini, doppiolavoristi della musica e in quanto tali dovremmo morire tutti perché non abbiamo avuto le palle di scegliere di morire di fame vivendo d'arte come hanno fatto tutti i veri artisti dai giullari di corte in poi.
In realtà l'idea della band è nata fuori piano piano, perché tutti hanno conosciuto me e poi si sono ritrovati nella band e siamo diventati amici nel tempo. Alla fine non è una di quelle band che si formano da ragazzini e si va avanti, ma ci siamo conosciuti tutti da adulti e viviamo la cosa in maniera forse più concreta.
Da un certo punto di vista è stato molto bello perché siamo 4 uomini maturi che hanno imparato ad essere amici senza un'infanzia in comune imparando vivere in un progetto in comune e imparando a far convivere le giuste differenze di vita e di abitudini.

NG. Ahahaha quindi siamo delle rock star part time!
AC. Continuiamo a vivere in questo dualismo tra le necessità della vita di tutti i giorni e la voglia di suonare.

NG. Il vostro percorso, comunque, è molto interessante. Non mi era mai capitato di intervistare una band relativamente agli esordi formata da uomini maturi che si scontrano non con i sogni e le ambizioni di adolescenti, ma con le famiglie, i figli e i conti da far quadrare. Quale la principale differenza tra un band di teenager e una di young adults come la vostra?
AC. Bisogna partire subito da un presupposto, io vengo da una storia di più di 10 anni di band dal carattere realmente indipendente come si usava una volta e non come l'indie-pop moderno. E in questi anni mi sono sempre dedicato alla musica, ai concerti e quant'altro. Io non ho mai fatto le cose tanto per fare, come quelli che si ritrovano la domenica con gli amici per fare le prove e poi il mercoledi per giocare al calcetto. Qualsiasi progetto abbia iniziato come i Lags e anche prima l'ho sempre cominciato dando per scontato che ci sarebbe dovuto essere impegno e soprattutto un percorso: quindi prove, canzoni, un ep, un disco, i concerti. La band deve essere attiva altrimenti io smetto di suonare.
Quando abbiamo dato vita ai Lags, io venivo dal mio progetto solista con il quale mi ero dedicato ad un genere folk; per quanto mi piacesse suonare quel tipo di musica mi ero dovuto rendere conto che non era propriamente nelle mie corde. E allora sono tornato al mio primissimo amore che era il punk e l'hardcore e ho deciso di mettere su una band che avesse questo tipo di sonorità.
Ho coinvolto tutti gli altri mettendo subito in chiaro che io volevo fare una cosa seria. Seria non nel senso di farlo diventare un lavoro, soprattutto perché cantando in inglese un genere che in Italia non ha mai sfondato, di sicuro non ambivamo a vivere di questo. D'altro avevo specificato che non doveva esistere che poi non si facevano le prove o non si suonava ai concerti. Questa cosa è stata subito capita e condivisa da tutti. All'inizio eravamo solo io ed Andrew e lui era d'accordissimo con me e, nonostante i suoi impegni con l'atletica e la divisa, ci ha sempre tenuto a questa cosa perché per lui la musica è la cosa più importante della sua vita dopo lo sport.
In fin dei conti quando ti imbarchi in una cosa simile superati i trent'anni, hai già le idee più chiare, la vita ti ha già bastonato a dovere e le scelte sono più consapevoli, quindi forse non avrai le ambizioni di un ragazzino di fare questa cosa come lavoro, ma la passione e anche più forte perché hai una vita da incastrare con tutto il resto.

NG. Sono molto d'accordo con te e in parte potrei raccontarti che abbiamo intrapreso percorsi molto simili. Alla fine quando si decide di seguire i propri sogni da grandi lo si fa con una consapevolezza diversa e si mette un impegno che forse da ragazzo non metteresti.
AC. Per quello che riguarda i Lags una cosa di cui vado molto fiero sono i complimenti che molti musicisti che hanno suonato con noi per sostituire qualcuno quando impegnato con il lavoro ci hanno fatto. Tutti hanno sempre riscontrato la nostra voglia di lavorare come una band vera con impegno e dedizione.

NG. Direi che comunque ormai non vi si possa più definire amatoriali. Dal 2013 avete prodotto già 2 EP e 2 album, quindi si può dire che siete una band a tutti gli effetti.
AC. E circa 90 concerti in un anno e mezzo.

NG. E l'ultimo album, “Soon”, è uscito da pochissimo (il 29 marzo). Come sta andando?
AC. Dal punto di vista live molto bene sia dal punto di performance che di risposta da parte della gente che ci viene ad ascoltare. I concerti stanno andando tutti bene e alcuni anche molto a di sopra delle nostre aspettative.
Per quanto riguarda il disco, devo essere sincero, ci aspettavamo un po' più di ascolti in generale, però ci stiamo rendendo conto che con il genere che ci siamo scelti è davvero difficile emergere. C'è davvero tanta roba in Italia e all'estero e a meno che non si abbia alle spalle una produzione davvero enorme che investa una montagna di soldi per farti passare sopra a tutta questa concorrenza, è davvero duro riuscire ad arrivare al pubblico che spesso non ha neanche l'occasione di scoprirti, perché esce subito qualcosa di nuovo.

NG. Comunque devo dirti che per quanto riguarda la scelta del genere musicale e della lingua inglese devo davvero farti i miei complimenti, perché appena ho ascoltato il primo pezzo e sei uscito fuori come una specie di reincarnazione del cantante dei Korn non potevo credere che tu fossi italiano; quindi il genere musicale sarà anche un suicidio artistico in questo periodo d'oro del rap ma siete davvero bravi.
AC. (ride) Io ho sempre cantato sempre in inglese e, considerando che siamo stati scelti per prodotti anche all'estero, forse non dobbiamo essere così male ahahah.
Io ho sempre ascoltato quel genere di musica e cantarlo in italiano non risulterebbe credibile. Il rock in italiano può essere fatto solo in determinati modi e con determinate tematiche che non entrano nelle mie corde. La nostra scelta, anche aiutati dalla presenza di Andrew che è originario di Los Angeles, è stata quella di mantenere questa identità internazionale e di non scendere a compromessi con determinate richieste discografiche.

NG. A mio modestissimo parere la vostra scelta è stata più che azzeccata.
AC. Ti ringrazio molto!

NG. Invece come mai chiudete l'album con un brano in italiano?
AC. “Il Podista” fa parte di una prima fase in cui ci si erano avvicinate molte case discografiche che ci avevano quasi convinto ad intraprendere un percorso in italiano dicendoci in sostanza che il primo album era andato bene, c'era molto clamore intorno al nostro nome e quindi dovevamo battere il ferro finchè era caldo senza insistere sul cantato in inglese altrimenti non avremmo mai sfondato.
Poi ci siamo resi conto che fondamentalmente non c'era un reale interesse nei nostri confronti e abbiamo deciso di mantenere la nostra strada. Noi volevamo puntare all'estero e abbiamo deciso di continuare con l'inglese anche se volevamo lasciare aperta una porta e da quella porta è nato quel brano in italiano.
Poi, però quando ci siamo rivolti all'etichetta inglese lo abbiamo dovuto comunque convertire in lingua straniera, “Showdown” è infatti la versione inglese de “Il Podista”.
Alla fine se le cose vanno come devono andare a novembre saremo in tour all'estero; quindi la nostra tenacia sembra essere stata premiata, però ancora non le possiamo ufficializzare.

LAGS - Showdown (Radio Edit)


NG. Invece l'idea del video de “Il Podista”/”Showdosn” di chi è stata?

AC. Diciamo che l'idea è stata più o meno mia, anche se è venuta fuori in un momento in cui eravamo tutti insieme a fare brain storming per cercare qualcosa di originale. A me è venuta in mente l'idea del video e poi gli altri si sono trovati d'accordo.
Come band noi puntiamo sempre a dare anche un messaggio sociale e quindi quando abbiamo deciso di trattare un argomento del genere ci siamo resi conto ce il mondo LGBT non viene mai associato, in Italia, al genere di musica che suoniamo noi, cosa che invece avviane in altre parti all'estero.

NG. Personalmente trovo che l'idea sia azzeccatissima e il video molto ben riuscito.
AC. Grazie mille!

NG. Chiudiamo questa bella chiacchierata con due domande che faccio a tutti. Cosa rappresenta per te la musica in 3 parole?
AC. Passione, impegno e psicanalisi. Ho deciso di risparmiare sullo psicologo suonando.

NG. Pensando al tuo percorso quali sono i 3 album che più ti hanno segnato e mai potrebbero mancare nella tua collezione?
AC. At The Drive In - Relationship of Command
Rival School - United by Fate
Refused - The Shape of Punk to Come


Intervista a cura di Luigi Rizzo

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