Nightguide intervista gli Après la classe

Nightguide intervista gli Après la classe


Gli Après la classe sono tornati con L'estate dei miracoli insieme al rapper Tormento: uscito il 17 Luglio, il singolo è un mix di pizzica, reggae e hip hop ed è un ritratto di questa strana estate che stiamo vivendo fra sole, spiaggia e mare ma anche mascherine e distanziamento sociale. Il pezzo ha letteralmente creato un nuovo genere, il “salentinean beat”: un misto di sound internazionale e radici profonde della band. L'estate dei miracoli è stato mixato da Alborosie, con il quale la band aveva collaborato varie volte in passato, nel suo studio di Kingston in Giamaica, e masterizzato da Gary Noble, vincitore di 3 Grammy Awards e ben 19 nomination.





Prima domanda: L'estate dei miracoli parla di questa estate strana che stiamo vivendo. Sono successe un sacco di cose allucinanti, alcune positive, altre terrificanti, ma secondo voi il miracolo dov'è? Parlate di miracolo in quanto evento straordinario in generale, da un punto di vista di semantica pura, o è davvero successo qualcosa di miracoloso secondo voi?
Il miracolo è inteso in riferimento a questa estate, al fatto che nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo e nelle nostre vite ci sia ancora la voglia di amare e stare assieme, trovando il modo di gioire e aprire nuovi orizzonti.


Ascoltando il brano l'impressione è che l'estate sia il miracolo di per sé: è successo un disastro, ma l'estate è tornata e il mondo gira lo stesso. E' una specie di reality check, in un certo senso? Una sorta di “se apri la finestra il mondo è ancora la”?
Esattamente: dopo tutto questo delirio forse cominciamo a non dare per scontato tutto quello che ci circonda, e noi con la musica abbiamo sempre cercato di mettere in luce il "bello" che c'è nel mondo e nelle nostre vite.


Restiamo in tema: in L'Estate dei miracoli dite “ok, state sempre attenti, ma godetevela anche”. C'è la mascherina sotto al sole, ma c'è anche la festa. A che punto siamo in Italia, secondo voi? Come siamo messi?
Purtroppo nessuno riesce a capire a che punto della pandemia siamo...se andiamo per la fase calante o se siamo ancora nell'occhio del ciclone: dobbiamo cercare di essere responsabili evitando alcuni atteggiamenti deleteri per noi e per le persone che ci circondano.


L'Estate dei miracoli è un mix fra pizzica, reggae e rap: la cosa bella è che le vostre origini si sentono sempre, anche se poi ci sono influenze diverse e più moderne nel pezzo. Quanto sono importanti le vostre radici (per dirla con i Sud Sound System) nella vostra musica, quanta parte delle vostre fondamenta costituiscono?
Il progetto Après La Classe dal 1996 crea un Meltin'Pot di sonorità, stili e tematiche trattate nei brani: non abbiamo mai avuto uno stile ben preciso, abbiamo cercato sempre di essere riconoscibili dietro al nome Après La Classe, sfornando un crossover di sonorità che ci identificasse. L'unione tra la pizzica, il pop, il reggae e altri stili è avvenuta già molti molti anni fa, e ci piace riproporla perché e musica che scorre nelle nostre vene.


Avete unito la vostra pizzica al rap di Tormento, praticamente due mondi che si uniscono: come è nata questa collaborazione? E com'è andato il lavoro con Alborosie per il mix?
Secondo noi il connubio tra Après La Classe, il producer Gheesa, Tormento e Alborosie Ha funzionato alla grande e siamo strafelici del risultato. Speriamo si possa fare altro assieme con questa mitica squadra.


Avete creato il “Salentinean Beat” con questo pezzo: la musica tradizionale intrisa di influenze moderne. E' praticamente un genere musicale nuovo di zecca, in pratica: voi che ne pensate? Continuerete a seguire questa strada, è stato un unicum o la risposta giusta è “vedremo”?
Come già detto il progetto Après utilizza diversi suoni, stili e tematiche a seconda di quello che ha da esprimere. Non seguiamo un suono ben preciso ma lo creiamo di volta in volta, cucito attorno al brano per far sì che possa arrivare nel migliore dei modi, per cui non sappiamo se il prossimo brano suonerà ancora così o in maniera opposta.


Domanda a cui non sfugge nessuno: dove vorreste suonare appena le restrizioni cadranno e i concerti torneranno ad essere quello che erano?
Per me qualsiasi palco rappresenta la casa, quel posto in cui puoi essere davvero te stesso, per cui speriamo che si possa presto tornare su qualsiasi palco. In qualsiasi parte del mondo per noi va bene, ovunque: dal Salento ad Aosta, dall'Austria all'Islanda purché si possa suonare liberi e gioire assieme.
 

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